L’istruzione riduce il rischio di infarto

20 gennaio 2010 at 7:13 pm (Uncategorized)

“Figlio mio studia, ne gioverà il tuo cuore!!!”. Sarà probabilmente questo il consiglio che potranno ricevere d’ora in poi molti bambini e ragazzi. Può sembrare un po’ bizzarro ma, da una ricerca effettuata in Svezia e pubblicata sulla rivista Heart, risulta che chi ha trascorso più di otto anni tra i banchi di scuola corre un minor rischio d’infarto. Il gruppo di ricercatori svedesi ha preso in considerazione 52 Stati, mettendo a confronto circa 12 mila persone colpite da infarto e 14 mila persone in buona salute. Dal risultato della ricerca si evince che l’ istruzione in quanto tale, indipendentemente dal reddito, dal lavoro svolto o dai beni posseduti, è associata direttamente col rischio di un attacco di cuore. In particolare, spiega una delle autrici della ricerca, Annika Rosengren, cardiologa del Sahlgrenska University Hospital di Göteborg: «Secondo la nostra ricerca, un livello di istruzione uguale o inferiore a otto anni di scuola può significare un maggior rischio di avere un infarto, circa il 30 per cento di rischio in più rispetto a quello che corre chi è più istruito». «La correlazione è marcata nei Paesi ricchi – precisa la ricercatrice -, ma è evidente anche nei Paesi meno sviluppati». I motivi? «Sarà necessario approfondirli; probabilmente sono dovuti alla migliore conoscenza dei fattori di rischio e quindi a una migliore prevenzione».Della stessa opinione è Gaetano Lanza, cardiologo del Policlinico Gemelli dell’Università Cattolica di Roma :«Non c’ è dubbio che chi è più istruito conosca meglio i fattori che mettono a rischio il cuore . La prevenzione è la migliore arma contro le malattie cardiovascolari. Tenere sotto controllo peso, colesterolo, pressione, diabete; non fumare; fare attività fisica e mangiare frutta e verdura già da piccoli: sono tutte cose che aiutano a ridurre nettamente le malattie cardiovascolari». Chissà, forse questa ricerca potrebbe essere una giusta motivazione, per i tanti studenti svogliati, ad impegnarsi un po’ di più!

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Il sottosviluppo: un problema risolvibile

17 gennaio 2010 at 11:28 pm (Uncategorized)

Un bambino dal ventre gonfio e con gli occhi sofferenti che esprimono una richiesta d’aiuto. E’ questa un’immagine piuttosto comune, esemplificativa delle condizioni in cui vivono molti bambini nei paesi sottosviluppati. La povertà, le pessime condizioni igieniche, la fame, le malattie, rappresentano per milioni di persone la dura realtà da affrontare quotidianamente. Fino ad ora sono state tante le promesse e poche le azioni concrete, da parte dei paesi industrializzati, per cercare di risolvere problemi come la fame nel mondo e la povertà. Nel 1996, alla conferenza della Fao di Roma, l’ONU si pose un obiettivo: dimezzare la popolazione in estrema povertà (chi vive con meno di 1 $ al giorno) entro il 2015. L’ obiettivo è fallito, nessun passo effettuato per cercare di raggiungerlo. Il termine è stato spostato al 2025 e, nel frattempo, la grande recessione ha fatto aumentare la fetta di popolazione mondiale che soffre la fame (da 854 milioni a un miliardo). Non bastano lunghi elenchi di dati, riguardanti il numero di persone che  muoiono ogni anno a causa di malattie come la tubercolosi o per la mancanza di acqua, pubblicati ogni anno, per cercare di cambiare la situazione esistente. Bisogna fare di più. I paesi industrializzati, vista la mancanza di risultati sino ad ora raggiunti, dovrebbero rivedere, riorganizzare le loro politiche commerciali e i sistemi di aiuti destinati ai paesi sottosviluppati. Ciò è possibile, lo si può intuire ad esempio da quanto ha affermato Tony Blair. L’ex primo ministro inglese, infatti, ha sostenuto che l’aumento dell’1% della quota del commercio mondiale produrrebbe per l’Africa un vantaggio dell’ordine di 70 miliardi di $. Si tratta di una cifra che è ben sette volte maggiore degli aiuti promessi nel 2005 dal G8 di Glenagles. Ma questo non basta. Innanzitutto sarebbe opportuno dare maggior copertura mediatica a quei paesi la cui popolazione vive in condizioni estreme. Non si deve, come spesso accade, lasciare che si formi una sorta di cono d’ombra o che si verifichino dei veri e propri assurdi mediatici. A tale fine sono necessarie campagne di sensibilizzazione che, anziché generare una temporanea sensazione di compassione, facciano sentire e diano la percezione di un problema reale, che deve, perché può, essere risolto. Solo in questo modo, si può sperare che dalla gente  cosiddetta “comune” arrivino aiuti dettati dalla consapevolezza di cosa accade in alcune zone del mondo.

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2010: L’anno della Cina in Italia

17 gennaio 2010 at 7:49 pm (Uncategorized)

La “Cina è vicina” recitava un vecchio film di Marco Bellocchio. Ed è proprio vero pensando alla situazione odierna. Lontana dall’isolamento degli anni di Mao, il paese dell’Asia orientale  più popoloso del mondo, si sta aprendo al mondo occidentale, ai suoi mercati, nonostante la nostra idea di apertura è abbastanza diversa da quella del Partito Comunista cinese, unico detentore del potere. La questione del Tibet, le facili detenzioni, la mancanza di libertà d’espressione, infatti, fanno della Cina una nazione   dove libero mercato e libertà individuali non sempre coincidono. Per quanto riguarda le relazioni con il nostro paese, la Cina mantiene sempre buoni rapporti nel settore di economia e commercio. L’Italia è uno dei partner commerciali più importanti per la terra d’oriente; nel 2008 l’interscambio è stato pari a 38 miliardi di dollari, siamo il quarto partner commerciale della Cina nell’Unione Europea. Questi scambi si esplicano attraverso l’esportazione dalla Cina di prodotti meccanici, elettronici, tessili e di abbigliamento, chimici e materie plastiche; da parte sua l’Italia esporta macchinari, attrezzature, prodotti chimici, pelli e gli articoli in pelle, strumenti ottici e prodotti medicali. Nel 2008 i numeri che fotografano la situazione  degli scambi commerciali tra i due paesi si sono fermati  su un export pari a 6,4 miliardi di euro (+2,1%) e un import quattro volte superiore (23,6 miliardi). Tali dati, però, sono stati sicuramente influenzati dall’ultima crisi che, non ha lasciato indenne neanche la super potenza orientale, traino dell’economia globale. La Cina  sotto la spinta della recessione economica, sta cercando, quasi disperatamente e con un massiccio piano di investimenti interni ( ben 486 miliardi di dollari), di riconvertire velocemente la propria economia produttiva di esportazione a un tipo di economia che possa crescere anche grazie al consumo interno. Secondo  Adolfo Urso, sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega al Commercio Estero, questa riconversione dell’economia cinese, che ovviamente presuppone un percorso di qualche anno, accrescerà il mercato interno cinese anche per quanto riguarda le esportazioni italiane. Per il futuro, quindi, nel campo del commercio tra il nostro paese e la Cina, le aspettative e le previsioni sono assai positive. Come ha rivelato un’indagine realizzata da Piepoli insieme con l’Asian business group, nel 2010 la classe media cinese rappresenterà il 13% della popolazione,  ovvero 350 milioni di consumatori: è questo il target su cui il “made in Italy” deve puntare, a partire dai settori che hanno un più elevato valore aggiunto come la moda e l’agroalimentare. Proprio per questi motivi, nel luglio di quest’anno, sono stati stipulati ben 38 accordi per un valore complessivo di 2 miliardi di dollari, tra gli imprenditori cinesi e l’Italia. La Fiat é il gruppo più attivo per numero e valore degli accordi, il gruppo torinese ha stretto intese per altri 225 milioni di dollari. Il marchio Fiat sarà esportato in Cina, Ferrari e Maserati hanno stretto affari con Pechino per l’esportazione di auto e componenti. Gli accordi interessano anche Fiat Powertrain e Cnh Italia (macchinari agricoli). A siglare intese anche altre aziende italiane di primo piano come: Ansaldo Breda (gruppo Finmeccanica) ha stretto una partnership per un valore di 42 milioni di dollari per la commercializzazione sul mercato cinese di componenti di veicoli metropolitani, il gruppo Manfrin, la Vpa attiva nel settore della gioielleria di lusso che ha stipulato un accordo del valore di 140 milioni di dollari in cinque anni. Questo 2010 sembra essere l’anno della Cina in Italia, ovvero l’anno in cui i due Paesi, grazie alle numerose iniziative e progetti, rafforzeranno le proprie relazioni economiche e punteranno a raddoppiare il valore dell’interscambio.

 

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UE: Si alla coesione, no all’individualismo

17 gennaio 2010 at 7:40 pm (Uncategorized)

Dopo 15 secoli di guerre di aggressione, di conquista, in nome della religione e degli interessi economici gli europei hanno deciso di dare una svolta alla storia del vecchio continente. Solo in seguito a queste catastrofi, infatti, i “padri fondatori” hanno lanciato il processo d’integrazione europea. Così nel 1991, con il trattato di Maastricht è nata l’Unione Europea. La CECA è stata la prima applicazione del principio della condivisione dell’esercizio in comune tra più stati della sovranità. Alla CECA sono seguiti l’Euraton,  il Mercato Comune, l’Euro ma anche un insuccesso: la CED (Comunità Europea di Difesa). Altre iniziative di grande importanza sono state l’allargamento e il Trattato costituzionale. L’ampliamento degli Stati membri a 27, avvenuto il 1° gennaio 2007, ha reso, però, evidenti alcune carenze riguardanti le strutture istituzionali e le regole dell’Unione. Per quanto riguarda il Trattato costituzionale, il cammino per la sua approvazione è stato lungo e non certo facile. Nel 2005 la ratifica fu bloccata dai “no” dei referendum di Francia e Olanda e dalla bocciatura dell’Irlanda, solo nel novembre di quest’anno è stato raggiunto l’obiettivo preposto: il Trattato di Lisbona è stato approvato e forse entrerà in vigore già da adesso. Questo è assai importante per il futuro del vecchio continente perché, viene scongiurato il rischio di una paralisi dell’Unione inerente al fatto che fino ad ora le decisioni dovevano essere prese all’unanimità. Con il Trattato di Lisbona, invece, le decisioni verranno prese a maggioranza qualificata con un meccanismo che attribuisce a ciascun stato un peso anche in relazione alla sua popolazione. Ci sono inoltre altre novità: 2 anni e mezzo è la durata della carica del presidente del consiglio, la figura del ministro degli esteri che guida e vigila sulla coerenza dell’azione estera dell’Unione Europea, il segretario generale che organizza le riunioni e cura la gestione delle attività dei diversi organi. L’adozione della moneta unica, che ha coinvolto 12 Stati diventati successivamente 16, governata da un’istituzione sovranazionale come la BCE (Banca Centrale Europea) non è stata solo un fatto monetario ed economico ma, ha costituito un evento politico di notevole rilievo. L’importanza dell’adozione di una stessa moneta è stata confermata anche in riferimento all’ultima crisi che ha colpito l’economia globale. Ad esempio l’Islanda, che non ha adottato l’euro, si è trovato in una situazione difficile, la sua moneta è stata considerata carta straccia. Lo stesso sarebbe potuto accadere all’Irlanda che, ha evitato il tracollo solo grazie all’euro. La strategia dell’Unione, guidata dalla Merkl, ha assunto un ruolo decisivo nell’evitare il panico bancario; meno incisiva però è stata l’azione contro la recessione, il piano europeo è stato giudicato deludente anche da Confindustria. Se, però, la recessione sembra un problema ormai alle spalle, altri devono essere ancora affrontati. Tra questi l’effetto serra, per il quale l’UE ha proposto un pacchetto di misure per ridurre l’inquinamento e, l’adesione della Turchia all’Unione. Questi, e gli eventuali altri problemi che si presenteranno, saranno risolvibili solo se i paesi dimostreranno coesione e spirito di condivisione.

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Immigrazione: problema o risorsa?

3 gennaio 2010 at 1:19 pm (Uncategorized)

“Chi vi dice che siete diversi è uno stronzo”. Sono le parole che il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha rivolto ad un gruppo di bambini immigrati. Sarebbe questo il giusto atteggiamento che le istituzioni dovrebbero mantenere e sostenere nei confronti della questione immigrazione. Ma non è così. Con il decreto legislativo sulla sicurezza, promulgato con perplessità dal Presidente della Repubblica, il Governo italiano, spinto dalla Lega Nord, ha dato un appoggio a quell’ondata xenofoba che rischia di coinvolgere il nostro paese. Il pericolo di razzismo in Italia è, infatti, non sottovalutabile vista la legge sulla sicurezza. Essa introduce il reato di clandestinità, prevede la pena da 5000 a 10000 euro e la sanzione accessoria dell’espulsione; per coloro che, nonostante l’espulsione, restano in Italia scatta il carcere fino a 4 anni. Inoltre sottoscrive l’autorizzazione per i medici di denunciare i clandestini che ricorrono alle loro cure e ammette le ronde dei cittadini, purché disarmate. Tutto ciò, non va solo a discapito dei cosiddetti clandestini, ma, rende difficile ai 4,5 milioni di immigrati regolari di vivere serenamente e dignitosamente nel nostro paese. Non sono queste le premesse per risolvere il problema immigrazione, almeno così molti lo definiscono. Continuando su questa strada si solo asseconda quella ostilità contro lo straniero, visto come colui che toglie spazio, lavoro e opportunità. E’ necessario analizzare l’immigrazione adottando una prospettiva diversa, come quella fornita da un’analisi della Banca d’Italia. Secondo Mario Draghi, è un interesse nazionale integrare e favorire la crescita culturale e professionale degli immigrati. Egli ha sottolineato che dagli stranieri arriva il 4% delle entrate, mentre usufruiscono solo del 2,5 % della spesa pubblica. Gli immigrati, insomma, con le loro tasse contribuiscono assai più di quanto non ricevano. Sono loro che consentono alle nostre imprese di produrre, alle famiglie italiane di avere un aiuto (in particolare alle donne che possono così lavorare), agli anziani di essere assistiti.  L’aumento dei flussi di immigrati, non costituisce un pericolo per i salari e le prospettive occupazionali degli italiani. C’è stata una sorta di complementarietà, l’afflusso dei dipendenti stranieri impiegati come operai e tecnici ha di fatto sostenuto la domanda di lavori per incarichi gestionali e amministrativi che richiedono qualifiche più elevate. Il crescente numero di immigrati non ha, quindi, avuto come conseguenza un peggioramento delle possibilità occupazionali per i nostri connazionali. Si devono creare le giuste condizioni per favorire un’immigrazione che sia  “favorevole” sia al nostro paese ma soprattutto a chi, pieno di speranza, cerca di rifarsi una vita nella nostra penisola. Questo va detto a coloro che preferiscono rimanere ancorati a stupide concezioni  razziste e , dimostrano di non aver  compreso nulla dal passato. La storia ci ha insegnato molto in tema di razzismo, non bisogna dimenticarlo. Intanto proposte positive arrivano dal presidente della Camera, il quale propone il diritto di voto alle amministrative per gli immigrati. Al momento, però, l’unica risposta data a Fini è stata quella della Lega Nord, ovviamente contraria.Vista la situazione viene spontanea una domanda: l’immigrazione riuscirà in Italia ad essere vista come una risorsa e non come un problema?

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GOMORRA: VIAGGIO NELL’ILLEGALITA’

19 novembre 2009 at 6:28 pm (Uncategorized)

Una visone completa e dettagliata della camorra, dei suoi affari e delle sue regole ma allo stesso tempo uno studio personale, una testimonianza emotiva.  E’ questa l’impressione che l’attento lettore ha leggendo “Gomorra”, scritto da Roberto Saviano. Attraverso il suo libro è possibile, infatti, acquisire conoscenze che giornali e televisione non possono, o forse semplicemente non vogliono, diffondere. L’autore descrivendo i  traffici gestiti dalla camorra, mette in luce aspetti che fanno parte della nostra economia, sconosciuti o inimmaginabili per molti. Non si tratta solo di abiti griffati dei migliori marchi made in Italy e di droga di ogni genere, ma anche cemento e spazzatura, tutto viene commercializzato purchè si possa ricavare tanto denaro. Il libro si apre e si chiude nel segno delle merci e del loro ciclo di vita. Merci che arrivano, contenute in enormi container, nel grande porto di Napoli per essere stoccate e poi nascoste in palazzi che vengono modificati nella loro struttura e  svuotati di tutto appositamente. Tra queste ci sono anche le cosiddette  “merci morte” che provengono da tutta Italia e da mezza Europa, ovvero scorie chimiche e persino scheletri umani, abusivamente rilasciate nelle campagne campane ad avvelenare, non solo chi vive e frequenta quei luoghi, ma gli stessi boss che su quei terreni fanno costruire le loro sfarzose quanto assurde dimore. Napoli, in particolar modo il porto e la provincia, ricopre così un ruolo fondamentale nei traffici illeciti del “Sistema”, così è chiamata la camorra da Saviano. Il potere e la ricchezza, la violenza e  il forte controllo capillare costituiscono lo scheletro su cui si regge  questo sviluppato e organizzato Sistema dove lecito e illecito non hanno confine, dove i principi giuridici e le leggi dello Stato non vengono considerate, o meglio non esistono. Gli imprenditori che danno l’impressione di operare nella “legalità” hanno bisogno di manodopera a basso costo, quasi zero, che viene loro procurata dal Sistema e non potrebbero perciò continuare le loro attività senza di esso. Saviano dà in questo modo una forte dimostrazione:  l’illegale sta alla base di ciò che solo apparentemente sembra legale, ma che in realtà non lo è. L’organizzazione criminale è riuscita a metter su un impero grazie ai rapporti economici che i vari clan, spesso in contrasto tra loro, gestiscono non solo nelle ricche regioni del nord e in Europa ma anche nel resto del mondo, Cina in testa. Ogni angolo del globo è oggi raggiunto dal Sistema e da tutto ciò che esso produce. Nelle fabbriche della provincia napoletana vengono prodotti abiti, contraffatti nel minimo dettaglio, che arrivano facilmente nelle boutique prestigiose di città come Parigi, Londra e New York. Persino Angelina Jolie, probabilmente a sua insaputa, in una importante manifestazione come la notte degli Oscar di qualche anno fa, indossava un abito realizzato e confezionato in una delle aziende gestite dalla camorra. Entrare a far parte del Sistema non è difficile, tutti possono accedervi: dai giovani in cerca di soldi facili che accettano di diventare pusher o di fungere da pali nei luoghi dei traffici, alle donne che,  sposando gli uomini gli uomini dei vari clan, riescono ad acquisire importanza, raggiungendo in alcuni casi i posti di comando.Grazie a Gomorra è possibile riflettere e comprendere fenomeni ed eventi che spesso sfuggono o vengono ignorati dalla nostra attenzione, solo perché crediamo che non ci tocchino in prima persona. La tendenza è, infatti, quella di ritenere che la camorra sia legata esclusivamente a certe aree dell’Italia ben definite, non è così.

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IL PRESIDENTE OBAMA MENO POPOLARE DI SUA MOGLIE

24 ottobre 2009 at 11:10 am (Uncategorized)

michelle-obama-111[1]In genere all’interno di una coppia non importa chi sia il più popolare, ma può diventare importante se la coppia in questione è quella  Obama. Un sondaggio firmato da Usa Today-Gallup ha reso noto in questi giorni che Michelle Obama ha conquistato una popolarità maggiore di quella di suo marito. La popolarità della first Lady è a un tasso pari al 61% mentre quella del Presidente è scesa al 55%, ben 13 punti in meno rispetto a quella di un anno fa. Un vecchio proverbio afferma che “dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”, e questo è applicabile a molte delle coppie presidenziali succedutesi alla Casa Bianca ad esclusione però di quella attuale. Per quanto riguarda i coniugi Obama, infatti,  se teniamo conto della loro popolarità, il proverbio andrebbe cambiato. A “causare” il ribaltamento sono stati tanti fattori. Sicuramente, prima di Michelle, nessuna era riuscita a catalizzare così tanta attenzione su di sé, grazie non solo al suo indiscutibile fascino e alla sua bellezza, ma soprattutto ai suoi impegni sociali. L’ultimo, a sostegno del cibo sano, l’ha vista protagonista di numerosi scatti che hanno fatto il giro del Mondo:la first lady che coltiva l’orto o che fa l’hula-op nel giardino della Casa Bianca è stata davvero una novità per molti! C_0_articolo_463835_listatakes_itemTake_0_immaginetake[1]A rendere più amata Michelle, avranno di certo influito anche le ultime dichiarazioni rilasciate dal Presidente. Egli ha spiegato l’importanza che sua moglie ha all’interno della famiglia soprattutto nell’educare le due piccole di casa Obama, Maila e Sasha. Anche loro potrebbero riservare qualche sorpresa, basti pensare all’attenzione che hanno attirato durante il loro viaggio a Roma. C’è da chiedersi se Obama verrà superato anche dalle sue due figlie in tema di popolarità.

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L’alluvione di Messina:le richieste d’aiuto

17 ottobre 2009 at 9:52 am (Uncategorized)

Aiuto”. L’alluvione di Messina può anche essere descritta così. Le richieste di soccorso degli abitanti bloccati nelle loro abitazioni, invase da acqua e fango, riassumono il tragico fenomeno che ha colpito il messinese. Voci diverse,  ma tutte accomunate da una richiesta di soccorso carica di incredulità, paura e disperazione. Donne gravide, bambini, anziani, tutti hanno vissuto quei tragici momenti. Per alcuni di loro quei soccorsi sono arrivati, quelle grida di  ”Aiuto” è stato accolto ma  per altri la furia del fango ha avuto la meglio, purtroppo…

Questo video è stato realizzato da You reporter. Cos’è? Semplice!!! You reporter  si occupa della raccolta e della diffusione di notizie inedite, ma anche  di nuovi elementi su notizie di dominio pubblico, di inchieste documentate da scritti, foto, video, supporti audio. Attraverso questo sito web chiunque può diventare un reporter freelance inviando i propri contributi amatoriali video e fotografici. Insomma cosa aspetti?! Diventa anche tu un reporter freelance!

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Michael non è solo

13 ottobre 2009 at 11:57 pm (Uncategorized)

 

 articoloIl 25 Giugno 2009 è una data che in tanti non dimenticheranno facilmente. Questo giorno, infatti, coincide con la morte, di Michael Jackson. Colui che è stato più volte definito il  Re del pop ha lasciato increduli e scioccati i migliaia di fan sparsi in tutto il mondo. Molti si sono riuniti nei pressi della sua abitazione, dell’ospedale nel quale è stato trasportato dopo il malore e nei centri delle maggiori città, per celebrare il loro idolo musicale lasciando un fiore, un gadget o un cartello come testimonianza del dolore per la morte di Jacko. Morte, non del tutto chiara ma avvolta da un mistero, come solamente quella delle grandi star merita di essere. Non solo lacrime però hanno fatto da colonna sonora in quei momenti, ma anche tanta musica e balli naturalmente tutti appartenenti al ricco repertorio dell’eterno Peter Pan. Ancora oggi, a distanza di quasi quattro mesi, continuano le iniziative per ricordare il cantante, cantautore, ballerino, musicista e arrangiatore, in una sola parola Michael Jackson ovvero il numero uno del pop mondiale. Tra le tante iniziative commemorative, sicuramente originale è quella intrapresa a Brooklyn, nel quartiere hippie di Williamsburg, dove è stata inaugurata la prima Cappella dedicata al culto di Michael Jackson. Questo luogo permette ai fan di meditare e di stabilire un contatto con il Re del pop non solo attraverso la preghiera ma anche con l’ascolto dei suoi innumerevoli successi. “You are not alone” (Tu non sei solo, titolo di una sua celebre canzone) sembra essere il messaggio che le numerosissime persone, che hanno seguito per anni la sua carriera e la sua travagliata vita fatta di scandali giudiziari, vogliono mandare a Jacko. Dalla sua nascita artistica come componente di spicco dei Jackson five alle infamanti accuse di pedofilia, Michael Jackson ha avuto sempre l’appoggio dei suoi fan che lo hanno sostenuto e appoggiato senza mai abbandonarlo. Lo stesso stanno facendo dopo la sua morte, questa volta però ci sono anche tutti coloro che hanno  iniziato ad apprezzare o hanno addirittura scoperto il grande talento della star mondiale soltanto dopo la sua scomparsa, come testimoniano le vendite di CD, dvd e quant’altro porti la sua firma. La morte del Re del pop ha lasciato un grosso vuoto  il quale però difficilmente, o forse mai, verrà riempito perché è troppo grande la sua importanza nel mondo della musica. La morte Michael è solo fisica, egli vivrà per sempre nei cuori e nei ricordi di migliaia di persone.

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Hello world!

10 ottobre 2009 at 8:00 am (Uncategorized)

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